La notizia di aspettare due gemelli, la gravidanza e il parto. Le fatiche e le paure sono al quadrato nella gravidanza gemellare. Aspettare due gemelli mette a dura prova soprattutto il fisico della mamma.

 

Partendo dal presupposto che le verità assolute non esistono e che le esperienze personali sono uniche e irripetibili, condivido con voi la mia avventura come mamma in attesa di due gemelli ormai quindicenni. La speranza è che le mamme che stanno per avere due gemelli possano trovare qualche spunto di riflessione utile per la loro doppia gravidanza.

Qui ne vedo due!

Partiamo dal principio: la notizia di aspettare non un bambino, ma due! La mia testa ricade sul lettino del ginecologo e la prima cosa che penso è: e adesso come faccio? Torno a casa cercando di capire quale delle immagini dell’ecografia corrisponde a un bambino e quale all’altro…ancora oggi ovviamente è per me un mistero. L’unica certezza è che sono eterozigoti (2 ovuli fecondati da 2 spermatozoi). Bene, penso, almeno non avrò problemi nel riconoscerli! Per inciso, una volta diventata mamma ho subito pensato che questo sarebbe stato un falso problema probabilmente.

Gravidanza

La gravidanza procede tra alti e bassi per i primi 6 mesi. A fine gravidanza però, arrivo a pesare ben 30 chili in più! Pensiero fisso: come farò a tornare come prima? Ma non me ne posso occupare al momento, poi si vedrà. A cavallo tra il settimo e l’ottavo mese di gestazione iniziano i problemi: la pelle della pancia inizia a prudermi in maniera incontrollabile, il bruciore di stomaco è esponenziale, la notte non riesco più a dormire, se sto sdraiata a pancia in su sento che mi manca il respiro. Inizio a pensare che questi bambini devono nascere al più presto perché mi sembra di non farcela più.

Maschio e femmina

Intanto i nomi sono stati scelti. Ho la sensazione di sentire quando è lei a tirare calci e quando lui…chissà, altro mistero mai risolto. La gente quando sa che aspetto un maschietto e una femminuccia non fa altro che dirmi quanto sono fortunata ad avere la coppia! Questa cosa inizia ad infastidirmi: certo che sono contenta, ma lo sarei stata comunque se fossero state 2 femminucce o 2 maschietti e soprattutto non mi sarei certo sentita sfortunata. Ma sono in una fase in cui qualunque cosa mi infastidisce e quindi con un sorriso di circostanza rispondo a tutti: Eh sì, sono davvero fortunata.

Il parto

Arrivano le 34 settimane di gestazione: io sono esausta, le gambe sono davvero troppo gonfie, la pressione arteriosa è alta, le analisi delle urine non vanno bene. Ovviamente il ginecologo mi spiega tutto con termini tecnici ma io ricordo solo le parole: gestosioggi saltiamo il fossocesareo. E saltiamolo questo fosso! Poco importa da dove e come usciranno questi bambini. L’importante è farlo adesso. Mentre mi stanno per portare in sala operatoria arrivano anche i miei genitori. Ricordo mia mamma che mi corre incontro e mi chiede: sei agitata? Io rispondo: no. E lei: io sì! Grazie mamma era proprio quello di cui avevo bisogno!!

L’incontro

In sala parto c’è tanta gente: ginecologi, pediatri, ostetrica, infermieri. Adesso sì che vorrei dire a mia mamma che anch’io sono agitata! Mi sembra di sentire il taglio, l’apertura, l’uscita, qualche secondo di attesa che sembra un’eternità in cui tutto si ferma, e poi finalmente arriva il pianto. Sono mamma, lo sono già da 8 mesi, ma adesso non c’è dubbio. Ovviamente però non finisce qui. Sento di nuovo qualcosa, un’altra uscita, un altro pianto, un altro tatuaggio che si imprime nella mia mente. L’incontro è breve perché i bambini sono piccoli e dovranno stare in culla calda. Le sensazioni provate sono tante, la paura che qualcosa non vada bene forse è la più forte.

La degenza

Nei giorni successivi ogni 3 ore circa vado ad allattare i bambini. Il fatto di non poter stare con loro tutto il giorno mi fa sentire in colpa. E soprattutto mi fa sentire una mamma a metà. Mi chiedo se questo tempo “perso” potrà mai essere recuperato. Ma in fin dei conti non è qualcosa che posso controllare mi ripeto. Le priorità sono altre. Troveremo poi il modo insieme per recuperare.Dopo una decina di giorni fortunatamente possiamo tornare a casa, con tutte le indicazioni in particolare sull’ allattamento, reflusso gastro esofageo, controlli pediatrici ecc. Adesso inizia il divertimento!

Per concludere, un suggerimento

La paura di non essere all’ altezza del compito è stata la sensazione che più di tutte ho patito sia in gravidanza che da neo mamma. Paura di non riuscire a portare a termine la gravidanza, che i bambini non stessero bene, di non aver abbastanza latte, paura per la mia salute, ecc.
Ho trovato supporto non solo nella mia famiglia e nelle amiche, ma soprattutto mi sono affidata agli esperti. Credo sia fondamentale rivolgersi al professionista (ostetrica, ginecologo, pediatra ecc.) senza paura di essere giudicate. Perché la verità è che le neo mamme e i neo papà ignorano un sacco di cose, ed è normale che sia così! Quindi sia per le visite in gravidanza che i controlli dei bambini, potrebbe essere utile prima fare una lista delle cose che si vogliono chiedere.  Soprattutto, se qualcosa non è chiaro, non bisogna aver paura di chiedere di spiegarlo nuovamente. Per essere sicure di aver afferrato bene i concetti è anche possibile provare ad alta voce a ripeterli con parole nostre chiedendo conferma allo specialista.

 

Se vuoi leggere la II parte dell’articolo intitolata Crescere due gemelli clicca qui

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