La maggior parte delle persone pensa che la depressione post partum sia una nuvola nera improvvisa, una spada di Damocle che colpisce qua e là ed i peggiori effetti sono quelli che si leggono nelle cronache più nere dei nostri giornali.
Niente di più sbagliato. O meglio, solo parzialmente vero.

Per prima cosa vale il detto “conosci il tuo nemico”. Che la paura faccia da tramite tra noi e la depressione post partum, andiamo a conoscerla un po’ meglio con qualche dato alla mano.
Prima di tutto occorre distinguere tra Baby Blues e depressione post-partum.

BABY BLUES

sono circa l’80% le donne che avvertono un’alternanza di emozioni, tra l’euforico ed il fortemente triste, a partire dalle prime ore dopo la nascita o dal primo giorno, potrebbe durare fino ad un massimo di due settimane e si risolve spontaneamente. 80% è davvero un’alta incidenza, vuole dire che la maggior parte delle donne hanno queste sensazioni dopo la nascita.Si chiama baby blues o lacrime da latte proprio perché si presenta nel periodo della montata lattea e scompare spontaneamente una volta partito l’allattamento.

Da cosa è portato:

– dal repentino cambio ormonale che prima ci hanno accompagnato in tutta la gravidanza, poi rapidamente ci hanno permesso di partorire, e subito dopo l’espulsione della placenta hanno dovuto ancora modificarsi per permettere avviare l’allattamento ( puff puff, pant pant!!)
– dalla ripresa fisica dal parto, lo sforzo che ha fatto il corpo è enorme…dopo nove mesi di gravidanza.
– dai vissuti del travaglio e del parto in rapporto ai nostri desideri
– dal doversi rapidamente adattare a nuovi ritmi e nuove abilità, chi non vorrebbe sentirsi subito bravissima?
– dal desiderio di tornare subito in forma
– dal ritorno a casa che non per tutti è sereno

La fase di adattamento:

Una volta si parlava di quarantena dopo la nascita: circa sei settimane in cui la neo-mamma veniva aiutata e accudita in modo che potesse adattarsi con serenità alla nuova condizione. Oggi non è più molto di moda ma, i tempi di adattamento sono più o meno quelli.In questa fase di adattamento, la donna che ha appena partorito, ha bisogno di un sostegno pratico. Una volta veniva garantito da una o più donne della famiglia o del vicinato.
In quel periodo, non tanto lontano e presente ancora in altre culture, la donna doveva riposare, mangiare bene e allattare. A tutto il resto pensavano le altre donne che per lei avevano cucinato, lavato, pulito e accudito gli eventuali altri figli. La nuova mamma quindi aveva tutto il tempo da dedicare a sé ed al suo piccolo e instaurare quel legame di attaccamento madre bambino indispensabili per avviare l’allattamento e tutto il resto.
In tutte quelle culture dove ancora oggi è prevista una persona di sostegno pratico, i disagi emotivi sono quasi sconosciuti.

Come agire

Ci sono delle azioni, meglio se pianificate nella coppia, che possiamo mettere in atto per ridurre l’impatto del Baby blues, per esempio:
– Informare le persone intorno di cos’è il baby blues e chiedere di essere accoglienti e comprensivi in questa fase. Vietato minimizzare e ridicolizzare.
– Pianificare in anticipo un aiuto pratico domestico
-Parlarne nei corsi di accompagnamento alla nascita
-Semplificarsi la vita ridistribuendo le priorità delle cose da fare, scegliere e chiedere aiuto ai parenti e amici disponibili a portare cibi graditi e già pronti, arrivare con le buste della spesa, portare abiti lavati e stirati.
– informarsi con anticipo dei permessi lavorativi di paternità del padre.
– parlare di come ci si sente e com’è andata fin’ora a chi ha voglia di ascoltare, può essere di aiuto
– ricordarsi che telefonare e chiedere un consulto professionale per dubbi o difficoltà è un diritto, così come chiedere una visita domiciliare.
(fonte MIPA www.miponline.com)

Depressione post partum

E’ un disturbo depressivo che può nascere nei dodici mesi successivi al parto, con maggiore incidenza nelle prime 4-6 settimane. Vuole dire che entro il primo anno della vita del bambino la mamma potrebbe manifestare questa sindrome.E’ un fenomeno ancora in osservazione e la percentuale di incidenza sulle donne ad oggi è stimato tra il 4,5% e il 28%. Occorre però fare un appunto, talvolta la depressione post partum viene diagnosticata nel dopo nascita ma insorge già in gravidanza, oppure nella persona esistevano già dei tratti depressivi non rilevati.
Per questi motivi non è facile fare una stima precisa dell’incidenza della depressione post-partum.
Spesso viene dimenticato che i tratti depressivi sono spesso accompagnati da tratti ansiosi: quindi ansia e depressione vanno ritenuti ugualmente importanti e fanno parte della stessa sindrome.

Sintomi:

-tono dell’umore basso
-perdita di interesse
– aumento o diminuizione dell’appetito
– insonnia o ipersonnia
– rallentamento o agitazione motoria, pensieri ricorrenti e persistenti
-spossatezza o sensazione di perdita delle forze
-senso di colpevolezza o indegnità
-diminuizione della concentrazione
-pensieri di suicidio

Cosa favorisce l’insorgere della depressione post-partum?

– avere già avuto periodi ansiosi o depressivi in prima della gravidanza
– avere avuto in gravidanza ansia e tratti depressivi
– mancanza di sostegno sociale
– difficoltà di rapporto con il partner
– eventi stressanti contingenti (lutti, traslochi, perdita di lavoro)
– baby blues
– isolamento sociale

Fonte: “Manuale di psicopatologia perinatale” Grussu e Bramante

Cosa possiamo fare?

C’è sicuramente molto che si può fare per prevenire la depressione post partum: per prima cosa informarsi con anticipo.
Non lasciare accumulare le cose: se già in gravidanza si è particolarmente ansiosi o negativi con umore basso è importanti rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto del periodo perinatale.
Se si è molto preoccupati già prima di iniziare la gravidanza, in caso di aborti precedenti o difficoltà procreative rivolgersi ad un esperto che aiuti ad elaborare e fare ordine nel cuore e nella mente può essere di grande aiuto.

Frequentare un corso di accompagnamento alla nascita che offra spunti di riflessioni e aiuti a sentirsi solidi e autonomi nella gestione della nuova vita. Possibilmente in coppia.
Evitare il più possibile l’isolamento, ci sono sempre più luoghi di incontro per neo e future mamme in cui incontrare altre donne con cui condividere sia racconti che momenti liberi, uscite, attività da fare con i propri piccoli.

Prepararsi una lista di professionisti e aiutanti a cui rivolgersi in caso di necessità:
-ostetrica
-consulente di allattamento
-consultorio familiare
-pediatra
-psicoterapeuta esperto del periodo perinatale
-doula
-tata
-donna delle pulizie
Sarebbe di aiuto tenere a mente che la nascita e i primi momenti di vita dei neo genitori sono solo il proseguimento di tutto ciò che è avvenuto prima e non un punto zero da cui tutto inizia.
Prima c’è stata una storia di coppia, poi una scelta (forse), poi il concepimento (facile, difficile, aborti?), poi la gravidanza, il parto e poi la nascita.
Tutto merita di essere vissuto, ascoltato e compreso così da avere una visione ampia di ciò che sta accadendo oggi a casa con il bambino.

 

Sara De Maria
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta della coppia e della famiglia
Educatrice perinatale

www.sarademaria.it.

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