“Che fai?! Piangi come una femminuccia?!”, “Smettila di comportarti come un maschiaccio!” sono solo alcune delle frasi che abbiamo sentito rivolgere ai più piccoli, al parco giochi, in pizzeria, in spiaggia. Tutte e tutti noi nel rapportarci con la realtà utilizziamo infatti schemi mentali, abbiamo credenze e rappresentazioni su ciò che è bene o male, in base alle quali esprimiamo attribuzioni di significato agli eventi che accadono.

La cultura nella quale avviene la nostra crescita e formazione, le sottoculture con le quali entriamo in contatto, ce li forniscono, creando sistemi di pensiero e stereotipi ai quali attingere per gestire, interpretare e semplificare al massimo la complessa realtà che ci circonda. Possiamo trovare in essa ruoli precostituiti nei quali identificarci e collocare gli/le altri/e da noi in base all’ appartenenza di genere.
La trama è talmente fitta che il nostro orizzonte si restringe e difficilmente siamo in grado di accorgerci degli automatismi comportamentali e ancor prima di pensiero che pervadono il quotidiano, che ci fanno preferire la lettura di una favola, o la visione di programma di intrattenimento piuttosto che un altro; l’acquisto del tale gioco o libro per nostra/o figlia/o, o come regalo per l’amica/o che l’ha invitata/o alla sua festa di compleanno.

Inconsapevolmente noi agiamo e pensiamo secondo come “usa”, come “è giusto”, come “viene automatico”, come “è normale.”
In tutto il mondo le pressioni esercitate sugli individui da un sistema costituito da relazioni primarie, modelli culturali, narrazioni e convinzioni circolanti, archetipi delle fiabe, pubblicità, determinano ciò che siamo, ma anche come gli altri ci vedono e come noi ci percepiamo, in funzione di quello che il loro sguardo ci restituisce; determinano in che misura possiamo essere contenti/e delle forme e dimensioni del nostro corpo; determinano quale margine di libertà di movimento possiamo avere e pensiamo di poter avere; determinano il margine di scelta di un corso di studi; lo stipendio che avremo; determinano in ultimo le politiche e le azioni del legislatore e quindi su quali tutele legislative è possibile contare, perché si legifera sempre in un preciso clima e pressing politico-culturale.

Tutti vogliamo un futuro e una società migliori dell’attuale ma come fare?
Il permanere delle disparità di opportunità e trattamento che caratterizzano il percorso di studi e di carriera e non solo, di donne e bambine, in Italia e nel mondo; le situazioni di violenza famigliare che i fatti di cronaca quotidianamente raccontano, attendono di essere contrastate certamente attraverso politiche mirate ma determinante è il ruolo che la famiglia, la coppia genitoriale assume nell’educare le nuove generazioni.
Il primo passo quindi è diventare genitori consapevoli, prendendo coscienza dei condizionamenti con i quali siamo cresciute/i, degli stereotipi nei quali la nostra società ha immerso le identità di genere femminile ma anche maschile, che imprigionano i talenti e la nostra unicità; che non ci lasciano liberi di sognare il sogno che vogliamo.

A cura di Jeannette Migliorin
Presidente Fidapa BPW Italy Sez Valle d’Aosta
Cell. 340 6602610
www.fidapa.org
Mail: fidapavda@libero.it

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