Un tempo le neomamme, per cultura, per tradizione o perché così si faceva, potevano contare sul supporto di tutte le donne della famiglia e della cerchia di relazioni sociali. Tutto ciò che riguardava il bebè era considerato di competenza strettamente femminile. I padri, e gli uomini in generale, avevano per “natura sociale” altri ruoli.

Oggi nella maggior parte dei casi, la famiglia si riassume nella coppia di coniugi e la donna è spesso impegnata professionalmente come l’uomo. La società è cambiata, cosi come i pregiudizi e i ruoli sociali. In questo contesto al padre sono richiesti altre competenze e altri ruoli che gli permettano di occuparsi del bambino a 360 gradi. A volte in sostituzione, ma sempre comunque a supporto della mamma. Ciò significa dover conoscere i ritmi e le esigenze del bebè, essere in grado di accudirlo, preparargli la pappa, lavarlo, vestirlo, dargli una medicina, quando necessario. Tutto quello che sa fare la mamma, deve saperlo fare anche il padre. E se i compiti sono molto simili, lo stile sarà necessariamente diverso.

  • Nuovi compiti del papà

Il neopadre ha il compito di difendere la neomamma, il suo bisogno di riposo e di intimità con il bambino. È lui che la sostiene, che non mette in dubbio le sue capacità di accudire al meglio il bebè, che fa da filtro a visite di parenti e amici, in base a quando accordato insieme
Prendersi cura della mamma significa anche offrirle un supporto pratico nella gestione delle incombenze quotidiane. Dalle faccende domestiche, alla preparazione dei pasti, alla spesa. I primi tempi successivi al parto sono infatti i più impegnativi per la donna: stanchezza fisica, assetto ormonale del postparto e la nuova condizione di madre. Se la situazione professionale lo permette, l’ideale sarebbe restare al fianco della neomamma il più possibile per evitare che si senta sola, per darle modo di recuperare il sonno perso durante la notte, ma anche per condividere con lei l’emozione dei primi giorni di vita del bambino.

Prendersi cura del bambino

Toccare il proprio piccolo.Tenerlo in braccio, massaggiarlo, cambiarlo, lavarlo. A “fare” il papà si impara con la pratica: non esitando a prendersi cura del bambino, creando un personale linguaggio per comunicare con lui si acquista inoltre confidenza con il neonato, gettando così le basi della relazione papà-bambino. Perché, a differenza delle donne, gli uomini devono “recuperare” una relazione biologica già predisposta di natura dai primi giorni del concepimento.

  • Nuovi compiti della mamma

Perché si instauri anche una relazione padre-figlio, la mamma dovrà lasciare spazio al compagno. È possibile che l’uomo non sia da subito avvezzo al cambio del pannolino o nel fare il bagnetto. Ed è facile che la mamma abbia la tentazione di dire “faccio io”, ma è importante che, invece, lasci al papà la possibilità di fare pratica.
L’intesa e la consuetudine sono importanti per il padre, ma anche per il bambino, che solo così ha la possibilità di imparare un linguaggio diverso da quello materno. Il rapporto con la madre ricalca quello dei nove mesi, in cui il bambino è contenuto, rassicurato e nutrito dal suo corpo. Un tocco, un abbraccio e uno stile genitoriale diverso, per il piccolo rappresentano un’opportunità eccezionale: tramite il papà si spalanca nella sua vita la conoscenza dell’altro, si favorisce l’apertura verso il mondo esterno.

La pratica dimostra che se i genitori “operativi” sono due, questo si rivela risolutivo nei momenti critici. Un esempio? Le serate “no” in cui il piccino appare inconsolabile e, nonostante tutti i tentativi della mamma, non c’è verso che si acquieti: spesso è sufficiente un cambio di braccia perché il bebè crolli addormentato sul petto del papà.

Un papà competente

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